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LE DOMANDE FREQUENTI

Brucia sia il corpo sia la cassa. Prima che il feretro entri nel forno crematorio, vengono tolte tutte le parti metalliche esterne alla cassa (maniglie, viti, ecc..).
Al termine del processo di cremazione, le ceneri della salma vengono raccolte e sigillate all'interno di un'urna cineraria.
Le ceneri sono solo le ossa della salma. L'acqua corporea totale rappresenta, da sola, il 60-65% del peso corporeo, il resto è dato da numerosi altri componenti, presenti in particolare nella struttura scheletrica dell'individuo. Al termine del processo di cremazione resta infatti solamente l'intera struttura scheletrica. Tutti i residui di combustione, derivanti dalla cassa in legno per esempio, vengono aspirati, filtrati e dispersi nell'atmosfera.
Rimane quindi, come già detto, solo lo scheletro osseo, il quale verrà raccolto e polverizzato in un apposito macchinario, andando così a formare le cosiddette "ceneri", chiamate così in modo improprio in quanto nulla hanno chimicamente a che fare con la cenere del legno.
Nei resti cremati residuano prevalentemente fosfati di calcio e altri minerali minori, quali sali di sodio e potassio. Lo zolfo corporeo e il carbonio vengono prevalentemente eliminati come gas durante il processo di cremazione.
Pur nell'ambito di un'ampia variabilità individuale, la cremazione produce in un individio adulto, circa il 3,5% in ceneri del suo peso corporeo. Mediamente un cadavere ne produce all'incirca 2,4 Kg.
Le ceneri possono essere custodite in tre modi: nelle cellette cinerarie all'interno dei cimiteri, presso la propria abitazione oppure disperse nelle aree adibite. I Comuni devono individuare delle aree apposite per la dispersione in natura e all'interno dei propri cimiteri, regolandone le modalità tecniche di dispersione.
Nel 1963 la Chiesa ha autorizzato esplicitamente la sepoltura ecclesiastica, attraverso l'Istituzione "Piam et Constantem", per chi ha deciso di farsi cremare, revocando così l'esplicita condanna che risaliva al 1886. Il Nuovo Codice di Diritto Canonico (1984) ne ribadisce la leicità al n. 1176. La Conferenza Episcopale Italiana ribadisce il suo "placet" nel documento "Libro delle Esequie" del 2012.
Le Chiese riformate non hanno mai sollevato obiezioni teologiche o pastorali sulla cremazione, che invece è ancora interdetta per i fedeli delle Chiese Ortodosse.
La Legge Costituzionale 18 Ottobre 2011, n.3 ha attribuito alle Regioni la podestà legislativa su specifiche materie, dando all'Italia un taglio più federale.
Per quanto riguarda cremazione e dispersione, lo Stato è competente per quanto riguarda i principi fondamentali, mentre lascia alle singole Regioni la disciplina di dettaglio con Leggi Regionali. Attualmente siamo in presenza di una Norma Nazionale (Legge 30 Marzo 2001, n.130) recante: "Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri" e di altre numerose Leggi Regionali. Ad aumentare la confusione normativa vi è il fatto che molte Regioni non hanno approvato una propria Legge in materia e che la Legge Nazionale n.130/2001 rimandava ad un ulteriore provvedimento attuativo per la modifica del Regolamento di Polizia Mortuaria (DPR n.285/1990).
Pertanto oggi la dispersione è consentita solo in alcune Regioni, creando così assurde discriminazioni e disparità tra cittadini che vivono in uno stesso Paese.
Le Regioni che hanno approvato una propria Legge Regionale in materia sono: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia Autonoma di Trento, Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia.
Il processo di cremazione di un feretro dura mediamente due o tre ore.
Sì, è ecologica. Il forno crematorio, nonchè gli impianti a servizio dello stesso, devono essere autorizzati alle emissioni in atmosfera ai sensi dell'Articolo 269 del D.Lgs. 152/2006 dall'autorità competente (individuata nell'ente provinciale ai sensi dell'Articolo 44, comma 1, lettera c) della Legge Regionale 26 Aprile 2000, n.44 (disposizioni normative per l'attuazione del Decreto Legislativo 31 Marzo 1998, n.122 "Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 Marzo 1997, n.59"). Tale autorizzazione stabilisce i valori limite di emissione, le prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione, di esercizio e i combustibili usati, i metodi di campionamento e di analisi e la periodicità dei controlli.
Il forno crematorio è composto da due parti sovrapposte divise da una griglia in materiale refrattario. La combustione avviene grazie a bruciatori a gas, all'interno del forno si raggiungono temperature di 900-1000 °C. Tramite guide metalliche si immette il feretro nella parte superiore, dove inizia immediatamente la combustione; le ceneri e le ossa calcificate scendono progressivamente nella parte inferiore del forno, dove si completa la combustione.
L'aria, quindi l'ossigeno necessario per la combustione, viene immessa continuamente tramite un sistema di ventilazione. Trascorsi circa 90 minuti, l'operatore, il quale può controllare l'avanzamento del processo attraverso uno spioncino, spinge i resti nella zona di raffreddamento; questi vengono poi raccolti e messi su un setaccio a vibrazione per eliminare le polveri più fini. Infine, tramite un magnete, si elimina il materiale metallico rimasto (chiodi della bara, eventuali protesi..) e le ceneri rimaste vengono raccolte e sigillate in un'urna che verrà poi consegnata ai famigliari.